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Oms, due miliardi di persone non hanno accesso ad acqua pulita

L’acqua potabile e i servizi igienico-sanitari di base restano ancora inaccessibili a centinaia di milioni di persone nel mondo. Per questo motivo l’incidenza delle malattie infettive causate da agenti patogeni trasmessi dal contatto con acqua contaminata è tuttora elevata: ad esempio ogni anno la diarrea uccide quasi 300 mila bambini con meno di cinque anni d’età perché non possono lavarsi le mani con acqua e sapone. A lanciare nuovamente l’allarme su questi temi, e a richiamare l’attenzione dei governi, sono l’Unicef e l’Oms, l’Organizzazione mondiale della Sanità, nel rapporto Progress on drinking water, sanitation and hygiene: 2000-2017.

“Gli Stati devono raddoppiare gli sforzi o entro il 2030 l’accesso universale ai servizi di base non sarà raggiunto”, avverte Maria Neira, direttore del Dipartimento di Salute pubblica dell’Oms. “Se non riescono ad accelerare – continua – continueremo a vivere con le malattie che avrebbero dovuto essere consegnate ai libri di storia: ad esempio diarrea, colera, tifo, epatite A e malattie tropicali dimenticate come il tracoma, i vermi intestinali e la schistosomiasi. Investire in acqua e servizio igienico-sanitari è vantaggioso per la società per molti motivi”.

Dal 2000 2 miliardi di persone possono ora usare acqua potabile

Gli esperti delle due organizzazioni internazionali hanno rilevato che 2,2 miliardi di persone non hanno accesso a servizi idrici che eroghino acqua potabile gestiti in sicurezza. Ovvero non sono disponibili fonti presenti in loco e non contaminate pronte per l’uso in caso di ogni necessità. A questi vanno aggiunti i 4,2 miliardi di individui privi di servizi idrico-fognari sicuri e 3 miliardi di persone cui è impedito potersi lavare le mani (quasi tre quarti nei Paesi meno sviluppati). Mancano dunque i servizi di base, e cioè fonti di acqua potabile che richiedono meno di mezz’ora per poter raccogliere l’acqua, servizi igienici che non devono essere condivisi con altri nuclei familiari e grazie ai quali è possibile lavarsi le mani a casa con acqua e sapone.

Il report è relativo agli anni dal 2000 al 2017, un periodo in cui si sono comunque segnati dei progressi. Ad esempio 1,8 miliardi di persone hanno guadagnato l’accesso ad acqua potabile ma l’accessibilità, la disponibilità e la qualità dei servizi che la offrono non sono uguali per tutti. Si stima che un soggetto su dieci (ovvero 785 milioni) ancora difetti di servizi di base; tra questi i 144 milioni di persone che bevono acque di superficie non trattate. Avere semplicemente accesso ai servizi non è sufficiente “se l’acqua non è pulita, sicura da bere, se le fonti sono lontane, se l’accesso ai bagni non è sicuro o è limitato”, come ricorda Kelly Ann Naylor direttore per l’acqua e i servizi igienico-sanitari dell’Unicef.

L’emergenza riguarda in particolare bambini e famiglie nelle comunità più povere e in quelle rurali. Otto persone su dieci che vivono in aree rurali non hanno accesso ai servizi di base per l’acqua potabile. Laddove sono disponibili i dati per diverse fasce di reddito della popolazione, inoltre, in un Paese su quattro la copertura dei servizi base tra le fasce più abbienti è almeno il doppio di quella dei meno abbienti.

Resta il problema della defecazione all’aperto

I miglioramenti hanno riguardato anche l’accesso ai servizi igienico-sanitari di base, disponibili a 2,1 miliardi di individui in più. Tuttavia, in molte parti del mondo, i rifiuti fisiologici non sono trattati in sicurezza. Ancora, dal 2000 la proporzione di popolazione che pratica la defecazione all’aperto si è dimezzata passando dal 21% al 9% e 23 Paesi hanno quasi eliminato questo problema. Nel mondo questa pratica riguarda ancora 673 milioni di persone concentrate sempre più in questi Paesi: Angola, Benin, Burkina Faso, Cambogia, Ciad, Cina, Costa d’Avorio, Repubblica Democratica del Congo, Eritrea, Etiopia, Ghana, India, Indonesia, Kenya, Madagascar, Mozambico, Nepal, Niger, Nigeria, Pakistan, Filippine, Sudan, Sud Sudan, Togo, Tanzania, Yemen.

Il dato preoccupante è che in 39 Paesi, principalmente nell’Africa sub-Sahariana, il numero di persone che praticano la defecazione all’aperto è in aumento poiché in tanti stanno affrontando una forte crescita della popolazione.

Foto: Pixabay

di Vito Miraglia
Pubblicato il 24/06/2019