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Pelle, le proprietà antibatteriche dei semi di ginkgo biloba

L’estratto dei semi di ginkgo biloba potrebbe avere proprietà antibatteriche. Lo rivela uno studio pubblicato sulla rivista Frontiers in Microbiology dai ricercatori dell’Emory University di Atlanta (Usa), secondo cui il composto potrebbe essere utilizzato per combattere i microrganismi responsabili d’infezioni cutanee come l’acne, la psoriasi, la dermatite ed l’eczema.

 

Gli scienziati sono giunti a questa scoperta dopo aver analizzato un testo della medicina tradizionale cinese, risalente al XVI secolo, chiamato “Ben Cao Gang Mu”. Il libro descrive 17 diversi usi dei semi di ginkgo biloba, tra cui 8 destinati alla cura di disturbi della pelle come la cute screpolata, l’acne rosacea, il prurito causato dalle piattole, gli ascessi provocati dai morsi di animali e le pustole. Per ottenere l’estratto dei semi di ginkgo biloba, gli autori hanno cercato di seguire, per quanto possibile, le raccomandazioni del Ben Cao Gang Mu, utilizzando l'acqua, l'etanolo o l'olio di semi di colza. Successivamente, hanno condotto diversi esperimenti per testarne l’effetto su 12 diversi ceppi batterici.

 

I risultati dei test hanno dimostrato che gli estratti del rivestimento e dei semi immaturi del ginkgo biloba avrebbero proprietà antibatteriche. In particolare, sarebbero efficaci nei confronti di tre ceppi di agenti patogeni: Cutibacterium acnes, Staphylococcus aureus e Streptococcus pyogenes. I ricercatori hanno anche rilevato una correlazione positiva tra l'attività antimicrobica dei campioni di ginkgo biloba e la concentrazione di acido ginkgolico C15:1, che a loro avviso potrebbe contribuire a eliminare i batteri. Tuttavia, gli autori precisano che l'acido ginkgolico potrebbe risultare tossico per la cute umana, per cui sono necessarie ulteriori ricerche per superare questo aspetto e poter introdurre l’impiego della pianta nell’ambito della medicina moderna.

 

“I nostri risultati confermano la validità dell'uso dei semi di ginkgo biloba come antimicrobico topico, che è stato descritto in questo testo del XVI secolo - conclude Francois Chassagne, che ha diretto l’indagine -. La ricerca di nuovi antibiotici potrebbe investigare sui modi di modificare la struttura dell’acido ginkgolico, per cercare di migliorare la sua efficacia e per ridurne la tossicità per le cellule della pelle umana”.

 

Foto: Marzena P._Pixabay

di Nadia Comerci
Pubblicato il 29/04/2019