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Tubercolosi, ogni giorno 30 mila nuovi casi e 4500 decessi

Stop tubercolosi. L'obiettivo da raggiungere nei prossimi quindici anni è porre fine all'epidemia di tubercolosi, fra le prime dieci cause di morte nel mondo. Il primo target della strategia dell'Oms, l'Organizzazione mondiale della Salute, riguarda il 2030: riduzione della mortalità del 90% e dell'incidenza dell'80%. Cinque anni più tardi l'asticella si alza rispettivamente a -95% e -90%. Ma per raggiungere queste soglie bisogna fare di più. In occasione della Giornata mondiale della tubercolosi, lo scorso 24 marzo l'Oms ha invitato tutti gli attori coinvolti nelle politiche di contrasto alla patologia a intensificare gli sforzi.

Per l'edizione di quest'anno dell'iniziativa si è scelto lo slogan “It's time-È ora” proprio per ribadire l'urgenza di un maggiore impegno. Destinatari del messaggio dell'Oms sono i governi nazionali e le organizzazioni internazionali, gli operatori del settore sanitario e la società civile. Bisogna rendere più facile l'accesso ai servizi di cura e di prevenzione; destinare più fondi per la ricerca e l'innovazione; porre fine allo stigma e alla discriminazione dei pazienti e promuovere una risposta che sia rispettosa dei diritti delle persone.

I numeri dell'epidemia

Gli ultimi dati dell'Oms si riferiscono al 2017: nel mondo la tubercolosi ha colpito 10 milioni di individui, di cui un milione di bambini, mentre 1,6 milioni di pazienti hanno perso la vita. Ogni giorno la tubercolosi uccide 4500 persone mentre circa 30 mila individui la contraggono. Il 95% dei casi e delle morti si verifica nei Paesi in via di sviluppo, in particolare nel Sud-Est asiatico, nella regione del Pacifico occidentale e poi in Africa: India, Cina, Indonesia sono stati i Paesi più colpiti.
 
La patologia è causata da un batterio (scoperto proprio il 24 marzo del 1882 da Robert Koch) che aggredisce prevalentemente i polmoni. La sua trasmissione avviene per via aerea. Si può essere colpiti a qualsiasi età ma maggior rischio sono gli adulti. A far aumentare le probabilità di sviluppare una forma attiva di tubercolosi sono le patologie che compromettono il sistema immunitario, come l'infezione da Hiv (in questo caso il rischio aumenta da 20 a 30 volte) e il fumo di sigaretta (circa l'8% dei casi di tubercolosi è attribuibile al tabacco).

La tubercolosi è però prevenibile e curabile. Sono state 54 milioni le vite salvate in 17 anni, dal 2000 al 2017, con una riduzione della mortalità del 42%. La sua incidenza è in diminuzione del 2% l'anno ma per arrivare all'obiettivo intermedio del 2020 (-20% di incidenza e -35% di mortalità) è necessario un calo più marcato, dell'ordine del 4%-5%.

Tubercolosi e resistenza agli antibiotici

L'aspetto del trattamento della tubercolosi richiama il tema dell'antibiotico-resistenza, una delle più gravi minacce alla salute pubblica globale. Il trattamento standard della patologia dell'apparato respiratorio prevede la somministrazione di quattro farmaci. Tuttavia nel tempo l'uso inappropriato di questi antibiotici, l'impiego di farmaci di bassa qualità e l'interruzione anzitempo della terapia da parte dei pazienti ha contribuito alla diffusione della resistenza agli antibiotici. Secondo l'Oms nel 2017 ci sono stati 558 mila nuovi casi di tubercolosi con batteri resistenti alla rifampicina, il più efficace farmaco di prima linea per il suo trattamento.

Nel tempo sono emerse anche forme di tubercolosi multi-resistente, ovvero resistente a un altro farmaco, l'isoniazide, oltre alla rifampicina. È un tipo di patologia che si può curare con farmaci di seconda linea ma il trattamento è più complesso e i farmaci più costosi e tossici anche se nel 2016 l'Oms ha approvato un nuovo regime terapeutico, meno costoso e più rapido di quello convenzionale. C'è, infine, una forma ancora più grave di tubercolosi, resistente in maniera estensiva, cioè causata da batteri che non rispondono ad alcun trattamento. Questa intersezione con il problema della resistenza agli antibiotici ribadisce in maniera ancora più netta la necessità di intervenire efficacemente per constrastare la patologia e porre fine all'epidemia di tubercolosi come auspicato dall'Oms.

 

Foto: Pixabay

di Vito Miraglia
Pubblicato il 25/03/2019