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Alzheimer, la diagnosi arriva dall'occhio

In futuro potrebbe essere possibile diagnosticare l’Alzheimer con un esame oculistico. Lo rivela uno studio pubblicato sulla rivista Ophthalmology Retina dagli scienziati della Duke University di Durham (Usa), secondo cui la riduzione dei vasi sanguigni contenuti nella retina potrebbe segnalare lo sviluppo di questa forma di demenza.

 

La ricerca è stata condotta su 209 volontari: 39 persone erano affette da Alzheimer, 37 da deterioramento cognitivo lieve, mentre le restanti 133 erano sane (gruppo di controllo). I ricercatori hanno utilizzato una tecnologia non invasiva chiamata angiografia basata sulla tomografia a coerenza ottica (Octa) per analizzare i microscopici vasi sanguigni che formano una rete nella parte posteriore dell'occhio, all'interno della retina. Questo metodo di analisi si basa sull’impiego di onde luminose, che sono in grado di rivelare il flusso di sangue in ogni strato della retina.

 

L’analisi ha evidenziato che nei soggetti sani e negli individui affetti da deterioramento cognitivo lieve la rete formata dai capillari era densa, mentre nei malati di Alzheimer era meno fitta e in alcuni punti era piuttosto rada. Anche dopo aver escluso altri fattori come età, sesso e livello d’istruzione, gli autori hanno scoperto che le differenze di densità tra i partecipanti con o senza Alzheimer erano statisticamente significative.

 

“Abbiamo analizzato i vasi sanguigni che non possono essere osservati durante un normale esame oculistico con una tecnologia non invasiva relativamente nuova, che in pochi minuti fornisce immagini ad alta risoluzione dei vasi sanguigni molto piccoli presenti all'interno della retina – spiega Sharon Fekrat, che ha coordinato la ricerca -. È possibile che questi cambiamenti nella densità dei vasi sanguigni contenuti nella retina possano rispecchiare quello che succede nei minuscoli vasi sanguigni all’interno del cervello, prima che si manifestino eventuali cambiamenti nelle abilità cognitive”.

 

Gli scienziati spiegano che usando l’Octa potrebbe essere possibile individuare dei cambiamenti nei capillari minuscoli - larghi molto meno della metà di un capello umano -, prima che queste modifiche possano essere rilevate con la risonanza magnetica o l’angiografia cerebrale, che identificano solo i vasi sanguigni più grandi. “In definitiva, l'obiettivo sarebbe quello di utilizzare questa tecnologia per rilevare l’Alzheimer precocemente, prima che i sintomi della perdita di memoria siano evidenti – conclude la dottoressa Fekrat -, ed essere in grado di monitorare questi cambiamenti nel tempo nelle persone che prendono parte agli studi clinici che cercano nuovi trattamenti per curare l’Alzheimer”.

 

Foto: © Duke Eye Center

di Nadia Comerci
Pubblicato il 20/03/2019