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Robot

Trapianto robotizzato
di fegato: all'Ismett di Palermo

Il chirurgo comanda tutto con un joystick ma a "operare", nel vero senso del termine, è il robot "Da Vinci". All’Ismett di Palermo, l'Istituto Mediterraneo per i Trapianti e Terapie ad Alta Specializzazione, è stato eseguito per la prima volta con una tecnica esclusivamente robotica e minimamente invasiva un intervento chirurgico per il prelievo di una parte di fegato da donatore vivente: solo le braccia del robot hanno operato all’interno dell’addome del donatore. L'intervento è durato 10 ore. In passato altri interventi di donazione di fegato da donatore vivente sono stati eseguiti negli Stati Uniti utilizzando il robot, ma con l’ausilio del chirurgo che, con la sua mano introdotta attraverso un’incisione addominale, eseguiva insieme al robot parte dell’intervento. L'equipe guidata da Bruno Gridelli, Direttore dell'Ismett, e da Marco Spada, Responsabile della Chirurgia Addominale e dei Trapianti d’Organo dell’Istituto, ha visto alternarsi decine tra medici e infermieri.

Incisione di 9 cm - Grazie all’utilizzo del robot per eseguire l’intervento di resezione sono bastati appena 5 fori e un'incisione di soli 9 centimetri. Il robot è stato utilizzato nel donatore per la resezione e il prelievo del lobo epatico destro, che è poi stato trapiantato al fratello di quarantaquattro anni, affetto da cirrosi epatica e in lista di attesa per trapianto di fegato presso l’Istituto Mediterraneo. L’intervento è stato realizzato in collaborazione con l’equipe dell’Azienda Ospedaliera Universitaria dell’Ospedale Cisanello di Pisa, guidata da Ugo Boggi, Direttore della Chirurgia Generale e dei Trapianti nell'Uremico. “L’impiego nella chirurgia dei trapianti di nuove tecnologie emergenti quali quella robotica – spiega Bruno Gridelli, direttore di Ismett - è molto importante poiché riducendo il trauma operatorio potrà favorire un incremento delle donazioni d’organo da vivente e, quindi, del numero di trapianti”.


Il sistema robotico - Il sistema robotico Da Vinci è composto da un carrello, posto al letto del paziente, con quattro bracci meccanici che controllano altrettanti strumenti articolabili, introdotti nella cavità addominale attraverso piccoli fori di meno di un centimetro di diametro. Il dispostivo è provvisto di una console che permette al chirurgo operatore di avere una visione tridimensionale ingrandita dell’interno della cavità addominale. Grazie a un sistema molto intuitivo e raffinato, infine, il sistema trasforma e modella in tempo reale i movimenti delle dita e delle mani del chirurgo in movimenti molto precisi degli strumenti articolati. In questo modo possono essere condotti interventi estremamente complessi riducendo moltissimo il trauma chirurgico subito dal paziente.

di red. (26/06/2012)

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