Alimentazione
dott. Giuseppe Fatati
Presidente ADI - Associazione di Dietetica e Nutrizione clinica
Dopo aver conseguito la maturità classica nel 1970, si è laureato nel 1976 in Medicina e Chirurgia all'Università degli Studi di Perugia con 110/110 e lode. Nel 1981 consegue la Specializzazione in Medicina Interna presso l’Università degli studi di Perugia, nel 1984 la Specializzazione in Oncologia dell'Università di Ancona e nel 1987 la Specializzazione in Scienza dell’Alimentazione dell'Università degli Studi di Perugia. Nel 1989 consegue l'idoneità a Primario in Dietetica e sempre nello stesso anno in Diabetologia; nel 1991 consegue l’Idoneità a Primario in Medicina Interna. Nel Novembre del 1995 è stato eletto consigliere nel direttivo nazionale della Associazione di Dietetica e Nutrizione Clinica (ADI), della quale è stato per 10 anni segretario generale prima di essere eletto, nel 2006, presidente (carica che mantiene tuttora). Dal novembre del 1996 è stato nominato coordinatore di tutta l’attività di nutrizione artificiale dell’Azienda Ospedaliera di Terni e di un gruppo di lavoro sui disturbi del comportamento alimentare. Nel 2001 ha ideato la manifestazione definita OBESITY DAY (10 Ottobre) giornata nazionale di sensibilizzazione verso l’obesità ed il sovrappeso a cui aderiscono circa 170 Servizi Dietetici.
È autore di diversi libri sull'alimentazione: "I Disturbi del comportamento alimentare: dall’anoressia al binge eating" (Il Pensiero Scientifico Ed, Roma, 2002), "Perché è così difficile cambiare le abitudini alimentari" (One Way Ed, Milano, 2003),"Star bene mangiando" (Il Pensiero Scientifico Ed, Roma, 2005), "Dietetica e Nutrizione. Clinica, terapia e organizzazione" (Il Pensiero Scientifico Ed, Roma, 2007). Nel 2006 ha ricevuto il premio “La mela d’oro e d’argento” per l’impegno in campo nutrizionale. Nel febbraio del 2010 è stato nominato Direttore della Struttura Complessa di Diabetologia e Dietologia dell’Azienda Ospedaliera S. Maria di Terni.
Domande dei lettori
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- Salve, soffro di stitichezza da quando sono bambina. Ho una dieta ricca di fibre, mangio molta frutta e verdura, prediligo le cose integrali, faccio attività fisica giornaliera (o a giorni alterni a seconda del tempo) bevo sempre 2 litri di acqua al giorno. Ho già provato un sacco di soluzioni: psillio gel (funziona solo in dosi elevate ma mi viene un mega pancione), fermenti lattici vari, integratori di fibre. Tutto mi fa venire un po' di fermento ma pochi risultati. Angiolax ha funzionato bene solo il primo mese. Ho feci a pallini e molto secche. Sono anche andata, tra le altre cose, da un iridologo che mi ha detto che non ho peristalsi e mi ha dato una cura che non ha avuto risultato. Ho sempre la pancia gonfia quando non vado in bagno per più di un giorno, mal di testa e nervosismo. Uso anche le supposte di glicerina, ma sovente non fanno effetto. Ha consigli da darmi?
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- La stitichezza o stipsi è un disturbo della defecazione consistente nella difficoltà di svuotare in tutto o in parte l'intestino espellendo le feci. Spesso sono gli stessi pazienti a definirla secondo criteri soggettivi, in termini di ridotta frequenza dell’alvo e disturbi addominali imputati a una difficoltosa ed insufficiente evacuazione (stitichezza quantitativa). La frequenza minima per non considerarsi affetti dal disturbo sarebbe di 3 evacuazioni per settimana (il 98° percentile della frequenza dell’alvo statisticamente riportata dalla popolazione adulta). Per quanto evacuare ogni 2-3 giorni sia considerato normale, il 60% di coloro che si definiscono stitici hanno un'attività più regolare della norma (una volta al giorno), accusando i sintomi di una stitichezza fisiologica sulla base di un malessere esclusivamente soggettivo. Molto spesso i disturbi riferiti (stipsi, gonfiore, impossibilità ad evacuare in modo soddisfacente, ecc) sono legati a patologie funzionali dell’intestino in assenza di lesioni anatomiche specifiche. Lo stress e l’ambiente sono tra i fattori causali. Negli USA la Sindrome del colon irritabile (IBS, Irritable Bowel Sindrome) è presente in circa il 10-20% delle persone; di queste una percentuale variabile tra il 10-33% ritiene necessario l’intervento medico. In base ad alcune statistiche ne soffrirebbe quasi il 30% della popolazione italiana e il rapporto donna/uomo varia da 2:1 a 4:1. Considerando l’impatto che le malattie croniche e funzionali hanno sullo stato di salute e sui costi sanitari, anche la gestione dei soggetti con tali patologie è una delle sfide principali della medicina moderna. L’intestino ha un ruolo fondamentale per il benessere dell’organismo, e il suo stato di salute può essere mantenuto solo attraverso uno stile di vita e un comportamento alimentare adeguato. Le patologie funzionali intestinali rappresentano un disturbo spesso non valutato in modo corretto, a volte sottostimato se non addirittura trascurato, e a volte tanto sovrastimato da influenzare negativamente la qualità del vivere quotidiano. Per questi motivi la prima cosa da fare è verificare con l’aiuto del proprio sanitario curante se c’è un problema organico, e verificare l’entità e la necessità di intervento.
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- Mio marito ha i trigliceridi a 700. Come può abbassarli? Grazie
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- È sempre difficile rispondere in modo diretto a un quesito apparentemente semplice come questo. In realtà è una domanda a cui non si può rispondere se non si hanno altri e molti elementi, come il peso, l’altezza, i valori del colesterolo, delle HDL, della glicemia, la circonferenza della vita e i valori pressori. E, per essere pratici, è importante sapere se in famiglia, tra gli ascendenti e i collaterali, vi sono altri con lo stesso problema. L’ipertrigliceridemia, oggi, è sempre più spesso descritta insieme ad altre entità metaboliche che possono presentarsi associate all’obesità viscerale, e rappresentano la cosidetta Sindrome Metabolica. Nel 2001 il Third Report of the National Cholesterol Education Program Expert Panel on Detection, Evaluation and Treatment of High Blood Cholesterol in Adults (Adult treatment Panel III- ATP III) ha per la prima volta elaborato dei propri criteri diagnostici, stabilendo che la presenza di tre o più dei seguenti disordini nello stesso paziente sia sufficiente per identificare la sindrome: 1)Circonferenza vita >102 cm nei maschi, >88 cm nelle femmine; 2)Glicemia a digiuno >110 mg/dL; 3)Ipertensione arteriosa >130/85 mm Hg; 4)Ipertrigliceridemia >150 mg/dL; 5) Ridotto colesterolo HDL <40 mg/dL nei maschi, <50 mg/dL nelle femmine. Questa definizione è ancora la più utilizzata nonostante nel 2005 l’IDF (International Diabetes Federation) abbia proposto una nuova classificazione che prevede l’obesità centrale come elemento essenziale per la diagnosi, modificando i parametri della circonferenza vita e differenziandoli per i vari gruppi etnici: obesità centrale (definita come «circonferenza vita») >94 cm per gli uomini e >80 cm per le donne (per gli Europei), più almeno due delle seguenti quattro caratteristiche: a) Trigliceridi >150 mg/dL o specifici trattamenti per questa anormalità lipidica; b) HDL Colesterolo: <40 mg/dL nell’uomo e < 50 mg/dL nella donna o specifici trattamenti per questa anormalità lipidica; c) Pressione: sistolica >130 o diastolica >85 mm Hg o trattamento ipotensivo in atto; d) Glicemia a digiuno >100 mg/dL o precedente diagnosi di diabete tipo 2. Comunque, per non evadere la domanda iniziale, la prima cosa da fare, oltre a rivolgersi al proprio medico curante, è cercare di avere un peso accettabile e praticare attività fisica in modo costante.
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- Salve, soffro di anemia. Tra i vari alimenti ho letto che le vongole contengono una buona dose di ferro. Ma solo quelle fresche o anche quelle congelate o in salamoia? Grazie, Mario
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- E’ vero, le vongole contengono 6.1 mg di Ferro ogni 100 grammi, un ottimo quantitativo. Detto questo, però, non penso si possa dare ad alcun alimento il valore di un farmaco, e soprattutto dobbiamo cercare di capire quali sono le cause alla base dell’anemia. L’anemia sideropenica compare quando la quantità del minerale assorbita attraverso l'intestino non riesce a coprire il fabbisogno dell'organismo. L'anemia sideropenica, come tutte le anemie, va considerata un indizio che ci deve indurre a ricercare la causa.
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- Salve, sono una ragazza di 17 anni. Solitamente a pranzo mangio un primo e alla sera un secondo. La mia dieta è ricchissima di verdura e frutta (mi piace moltissimo). Ho letto però che quando si mangia un primo piatto è necessario evitare la frutta, perché si ha un eccesso di zuccheri. È vero o si può tranquillamente mangiare frutta dopo i pasti? Grazie
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- Le raccomandazione italiane per una sana alimentazione (INRAN) sottolineano come gli alimenti vegetali (cereali, legumi, ortaggi e frutta) siano molto importanti, perché contengono amido, fibra, vitamine, minerali e altre sostanze preziose per la salute. Molti studi hanno ormai dimostrato che il consumo regolare di frutta e verdura protegge da molte malattie, anche gravi. Inoltre, mangiare prodotti vegetali aiuta a ridurre le calorie, saziando senza appesantire. L'ideale, quindi, è ricordarci di consumare tutti i giorni diverse porzioni di frutta e verdura (almeno 5 porzioni). Alla domanda se si può mangiare tranquillamente frutta dopo i pasti rispondo che non ci sono controindicazioni rispetto al consumo di frutta dopo un pasto. Il motivo per cui nelle diete ipocaloriche lo spuntino viene proposto a base di frutta è perché i livelli di assunzione raccomandati si orientano intorno alle 2 o 3 porzioni al dì, è perciò necessario che si rispettino queste indicazioni senza sforare con le calorie. Questo è il razionale del consiglio che alcuni danno di mangiarla durante gli spuntini o lontano dai pasti. Inoltre la frutta rappresenta una fonte di fibra alimentare. La fibra alimentare di per se non ha valore nutritivo o energetico (se si eccettua la piccola quantità di energia proveniente dagli acidi grassi formatisi per fermentazione nel colon), ma è ugualmente molto importante per la regolazione di diverse funzioni fisiologiche nell'organismo. Un paio di anni fa è stato pubblicato uno studio nel quale si è associato il consumo di frutta intera prima dei pasti alla sensazione di sazietà; si sono messi a confronto l'introduzione di frutta sottoforma di succo, purea o frutta intera e si è notato che introdurre un frutto intero produce una sensazione di pienezza maggiore e perciò induce ad assumere meno cibo nel pasto immediatamente successivo. Dopo questa segnalazione molti si sono affrettati a consigliare di mangiare frutta prima e non dopo i pasti. Nella nostra tradizione che è anche la base della dieta mediterranea, la frutta è stata sempre servita e consumata al termine del pasto e non ci sono valide motivazioni per modificare tale comportamento. L’importante è che si consumi frutta fresca in modo adeguato. Sul mangiare solo un primo a pranzo e solo un secondo a cena ho molti dubbi …
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- ci sono dei cibi da evitare assolutamente con il colon irritabile? grazie
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- La sindrome del colon irritabile (IBS) è la più frequente patologia funzionale gastrointestinale. E’ una malattia cronica caratterizzata da dolori, disagio e modificazioni dell’alvo. Vi è accordo comune sul fatto che la genetica rivesta un ruolo importante, nonostante ciò l’eziologia dell’IBS è ancora sconosciuta. Gli alimenti a rischio diretto risultano essere: latte, dolcificanti (sorbitolo, fruttosio), marmellata, frutta (pesche, pere, prugne), verdure (cavoli, carciofi, spinaci, cipolla, rucola, cetrioli, sedano), per alcuni pazienti fibre e cibi integrali, spezie, caffè, tè, bevande contenenti caffeina o gassate. Alimenti a rischio indiretto possono essere, invece, quelli ricchi in sale come dadi o insaccati. In conclusione non essendo gli alimenti la causa certa della IBS, ma potendo comunque peggiorare la sintomatologia, diviene importante consigliare ai pazienti giuste norme comportamentali come ripristinare la tendenza alla regolarità della funzione intestinale con una alimentazione adeguata e consumata ad orari regolari. Bisogna imparare a sfruttare i naturali riflessi di svuotamento intestinale evacuando sempre alla stessa ora, evitare l’uso indiscriminato di farmaci attivi sulla motilità intestinali e introdurre una moderata e regolare attività fisica.




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